Oggi ho trovato sul giornale l'estratto del mio post del 17/03. Il giornalista non ha avuto bisogno di intervistarmi: allo stesso modo dei miei due lettori ha trovato le mie idee esposte qui, come se mi avesse fatto un'intervista.
Internet sta cambiando il modo di fare politica. Sia attivamente che passivamente: l'uso dei blog e delle altre forme di comunicazione 2.0 ci mette (elettori e candidati) in contatto diretto (almeno quelli di noi che scelgono di mettersi in gioco). Tecnologia al servizio della democrazia, si potrebbe dire.
C'è però un ma! Nel nostro paese internet e tutte le possibilità ad essa collegate sono disprezzate e messe continuamente in cattiva luce. Non c'è telegiornale che non parli di pedofilia "via internet", di truffe "via internet", di malattie "da internet", di pornografia "su internet"!
Mai che si parli di democrazia "via internet", di conoscenza "grazie ad internet", di informazione "tramite internet".
Io dico basta! Internet (intesa nel senso più ampio di infrastruttura di conoscenza) è una delle grandi assenti del dibattito politico elettorale, come se non fosse destinata a diventare il supporto della società del futuro. Per questo ho deciso di chiedere ad un "paio di persone" se gli andava di discuterne assieme e loro mi hanno risposto di si.
Il 4 Aprile dalle ore 14:00, presso l'Enea Hotel di Aprilia, parleremo con Stefano Quintarelli, il Prof. Francesco Sacco e l'On. Stefano Pedica di come la politica possa/debba/voglia guidare lo sviluppo dell'infrastruttura tecnologica del nostro paese nei prossimi anni. La partecipazione è gratuita, la prenotazione gradita (mail: idv_aprilia@libero.it).
Di seguito la descrizione del convegno:
Dalla condivisione delle ideologie alla condivisione delle idee
Wikidemocracy, blog, web 2.0: come sta cambiando la partecipazione democratica
Lo sviluppo di internet ha permesso un accesso alle informazioni come mai si era conosciuto nella storia dell'uomo, spostando il baricentro della conoscenza dalle elites intellettuali verso le masse.
L'accesso alla rete ha smesso quindi di essere una commodity per diventare strumento di "democrazia partecipativa", tanto più potente ed incisivo quanto maggiore è la sua diffusione.
In quest'ottica il digital divide e la scarsa penetrazione del broadband nel nostro paese possono ancora essere considerati una mera "questione economica" oppure sono un sintomo di "democrazia negata"?
Nel secondo caso, la politica può ancora permettersi di delegare ad altri le decisioni circa lo sviluppo delle infrastrutture di rete?
martedì 25 marzo 2008
Dalla condivisione delle ideologie alla condivisione delle idee
mercoledì 12 marzo 2008
Qual'è il lavoro di un politico?
Mio figlio di 5 anni mi ha risposto: "parla per andare in televisione!"
Ed io dovrei fare politica per andare in televisione?!
Penso che il lavoro di un politico sia quello di lavorare per risolvere i problemi di tutti i giorni di tutti gli italiani e non solo.
E a questo punto parliamo di problemi:
1) INFORMAZIONE
Come possiamo pensare di essere liberi oppure di aumentare le nostre conoscenze quando c'è qualcuno che vuole mettere il "bavaglio" a Internet e dirci ciò che possiamo leggere o scrivere?
Come possono le donne pensare di diventare più indipendenti e di salire nella scala gerarchica se non imparano a utilizzare le nuove tecnologie?
Nelle mie diverse esperienze ho anche insegnato in un corso di informatica per gente di una certa età ed è stata un'esperienza bellissima! Ci sono tante aziende che non sanno cosa fare dei loro PC ormai "obsoleti" anche se comprati 2 anni prima che potrebbero donarli (magari ricevendo uno sgravio fiscale) e se avessimo un posto dove poter installarli e fare dei corsi gratis (c'è gente che farebbe volontariato anche in questo senso) penso che ne guadegnerebbe la città e la civiltà.
E voi cosa ne pensate?
